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Brizzolara no-limits: in Bosnia il calcio regala un futuro migliore



Solo una grande passione e un amore infinito per il calcio possono dar vita a un progetto nel quale sia il calcio stesso un mezzo per poter donare qualcosa a coloro che hanno sempre vissuto una vita in salita. Un amore senza limiti, proprio come richiama il nome del progetto "Football No Limits" (sostenuto dall’associazione Ipsia di Milano, questi i contatti www.footballnolimits.org), un calcio che non conosce barriere, in grado di diventare linguaggio universale, portatore di un messaggio di pace proprio in quei luoghi dove le diverse lingue e religioni hanno generato nel recente passato delle guerre terribili. Eliminare queste distinzioni è la grande sfida da vincere e il calcio, con i suoi valori e la sua forza, può diventarne il mezzo giusto.


Tra i ragazzi partiti per la Bosnia Erzegovina c’è anche il nostro Francesco Brizzolara: dal 15 al 24 luglio ha attraversato il paese soffermandosi nelle cinque tappe organizzate in cinque cittadine (Sarajevo, Mostar, Banja Luka, Novi e Bosanska Krupa): “E’ stata un’esperienza bellissima che mi ha lasciato tantissimo. Abbiamo accolto circa 800 bambini e non mi aspettavo un’affluenza simile. Abbiamo regalato ad ognuno di loro una maglietta, poi abbiamo lasciato palloni e altro materiale, dando vita poi a delle vere e proprie giornate di allenamento e preparazione. In collaborazione con le società di Serie A e B bosniaca abbiamo potuto usufruire dei loro campi e delle loro strutture e ovviamente abbiamo condiviso il lavoro con i tecnici e preparatori bosniaci. Seguendo l’esempio dell’Arsenal Football School il progetto tecnico ha previsto la divisione dell’allenamento in sei postazioni nelle quali giravano gruppetti da quindici bambini: io, per esempio, mi sono occupato della parte difensiva".


Non solo gli aspetti tecnici ma soprattutto quelli umani, restano nel cuore e negli occhi di Francesco: “Sono tante le storie di vita e i volti che ho conosciuto: i segni che ha lasciato la guerra sono ancora visibili, non solo concretamente ma anche nell' animo delle persone. Le strutture sono inadeguate, i campi malridotti, spesso non ci sono gli spogliatoi e oltre le città si incontrano ancora centri abitati distrutti con segni di granate e bombe. La cosa che mi ha colpito di più è stato vedere due genitori abbracciarsi nonostante fossero stati nemici in guerra: la tensione resta comunque molto alta, perché la convivenza forzata di musulmani, cattolici e protestanti nella stessa città o piazza spesso non è pacifica. Per gli adulti è ancora molto difficile superare le divisioni e le ferite della guerra vissuta ma per i bambini è tutta un’altra cosa: non ci sono differenze, sono felici di giocare insieme e condividere i momenti più belli. E’ proprio su questo che dobbiamo basarci per costruire un futuro migliore per loro”.


Il progetto può e deve continuare, consolidando tutto ciò che di buono è stato fatto finora: “Stiamo già progettando il viaggio dell’anno prossimo e inoltre c’è in programma di ospitare per una settimana, ad ottobre, i tecnici bosniaci che abbiamo conosciuto. Gli proporremo delle attività, dei tour, li porteremo allo stadio: tutto rientra nella volontà di insegnare loro qualcosa in più da riportare in patria e ricambiare la loro ospitalità. C’è ancora molto da fare, concretamente, e speriamo che con i fondi raccolti si possano consolidare i primi passi importanti che sono stati fatti”.


In questa prospettiva di scambi e condivisione con gli ospiti bosniaci si inserisce anche l’Arcellasco società. L’idea del calcio come ottimo mezzo per diffondere valori e messaggi di pace, di crescita e di sviluppo, in grado di azzerare ogni barriera e distinzione sociale è una filosofia che tutti noi abbracciamo a pieno. L’Arcellasco c'è e ci sarà sempre accanto a Francesco e a Football No Limits: questa è una promessa!

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